ChiSiamo

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio”

J.L.Borges

Molte cose nascono nei bar: amori folli e odi perenni, idee – buone e meno buone – amicizie e antipatie. In paese, il bar è luogo d’aggregazione, di confronto, di scontro, di ostentazione e rifugio. L’unico bisogno fondamentale dell’essere umano non soddisfatto da un bar è il riposo. Puoi rilassarti, ma per riposarti devi andare a casa. Spesso, sarebbe saggio farlo.

Quella sera di novembre, non avevamo voglia di andare a casa. Era il mio compleanno, evento tutto sommato ripetitivo e di trascurabile importanza, ma ben più importante, stava per rinascere il Savigliano 81. Eravamo al bar di Giuseppe Tomasiello, Geppe per i complici, e si ragliava dei bei tempi andati, di giorni lontani in cui le punizioni andavano all’incrocio -nelle storie da bar i palloni vanno tutti all’incrocio, specialmente quelli di Geppe – di palloni sulla ferrovia e di una infinità di tempo, vissuto senza fretta.

Questo classico repertorio da maschio italico genera, va detto, discorsi tendenzialmente sterili: raggiunta la mezza età sono ormai vent’anni che le storie sono sempre le stesse – se ne è iniziato a parlare circa un anno dopo aver smesso di giocare insieme – e il confine tra nostalgia e noia è, a tratti, indistinguibile. Tizio dirà: “ti ricordi quella volta che…”. Caio, prontamente, replicherà: “E quell’altra volta, ti ricordi…” e, mentre la conversazione comincia ad assumere l’imprevedibilità della Santa Messa, Sempronio inizierà a sentire l’insopprimibile bisogno di sapere che tempo farà domani, e farà furtivamente scivolare la mano verso il telefono appoggiato sul tavolo.

Questi discorsi lasciano, come si dice, il tempo che trovano: presto il passato torna nel passato e il presente fa capolino da un angolo dello schermo che regola le nostre vite.

Quella sera non successe.

I telefoni rimasero in tasca, la trita retorica in gola e alla nostalgia subentrò la tristezza. Tristezza forse è eccessivo, mi rendo conto: diciamo che cominciammo a chiederci se qualcuno avrebbe potuto ancora avere quello che avevamo avuto noi.

Già, ma che cosa avevamo avuto noi? Dovessi rispondere in una parola, direi: la leggerezza.

La leggerezza di essere ragazzi e di non dover scimmiottare i professionisti, la leggerezza di poter fare qualcosa con impegno, ma senza prendersi troppo seriamente, la leggerezza di poter sbagliare e riprovare, la leggerezza di sapere che eri parte di un qualcosa, di un gruppo, a prescindere da quanti palleggi sapessi fare o quanto in alto saltassi. Un gruppo in cui diventare grandi insieme, senza pressioni o invidie, senza veleni; sapendo che i compagni erano e sarebbero rimasti al tuo fianco.

Quella sera di novembre abbiamo capito che siamo ancora uno a fianco all’altro, anche se seduti al tavolo di un bar invece che su un campo da calcio. Abbiamo pensato che il fatto che qualcun altro possa avere quello che è stato regalato a noi valga il nostro tempo e il nostro impegno.

Così è rinato il Savigliano 81.

Federico Gregoretti

Giuseppe Tomasiello

Giuseppe Tomasiello

Giuseppe Tomasiello

 Presidente della società

 Presidente della società, il suo animale totem è il Bulldog con cui condivide, oltre a una discreta somiglianza fisica, anche tenacia e determinazione. Se un’unghia incarnita non gli avesse rovinato la carriera e se avesse preso la cittadinanza di un remoto atollo dell’Oceano Pacifico abitato da 11 persone, sarebbe probabilmente arrivato in nazionale.

Marco Taricco

Marco Taricco

Marco Taricco

Vicepresidente della società

Vicepresidente della società e direttore tecnico, allenatore patentato Uefa B, Taric è oggettivamente l’unico tra noi che di pallone ne capisca per davvero. L’ultima volta che lo si è sentito parlare di qualcosa che non fosse calcio era il settembre 2001. Chiese chi fosse questo “Bin Lader” di cui tanto si parlava.

Paolo Zucchini

Paolo Zucchini

Paolo Zucchini

Tesoriere

Tesoriere, un tempo difensore centrale dalle movenze affettate, oggi consulente del lavoro. Un destino crudele l’ha portato dal duellare con gli attaccanti a duellare con l’Agenzia delle Entrate. Le solite malelingue sostengono che se la cavi meglio con il fisco di come se la cavasse con gli avversari.  

Angelo Conza

Angelo Conza

Angelo Conza

Consigliere

Consigliere e magazziniere, natura l’ha dotato di una bella presenza, di un discreto fascino e di splendidi piedi per giocare a calcio. Essendo però lui un uomo sportivo, non volendo partire troppo avvantaggiato, ha fatto in modo di dotare sé stesso della ragionevolezza di un mulo e della pacata dialettica di un Vittorio Sgarbi. Tristemente, capita che dica cose intelligenti, quindi, nel dubbio, tocca lasciarlo parlare.  

Edoardo Riccardi

Edoardo Riccardi

Edoardo Riccardi

Consigliere

Consigliere e segretario, già centrocampista di qualità e quantità. Edo può sembrare silenzioso, schivo, alcuni hanno provato con il linguaggio dei segni, credendolo sordomuto. Questo perché Edo possiede una qualità tanto rara quanto sottovalutata: parla solo se ha qualcosa da dire. Nella vita, come sul campo, Edo non si agita, non si scompone, non fa confusione: Edo sa già dove andrà il pallone, lo aspetta lì.

Marco Barale

Marco Barale

Marco Barale

Consigliere

Consigliere, di mestiere risolve problemi. È così efficiente che a volte, per poterne risolvere di più, li crea lui stesso. È saggio senza essere vecchio, social senza essere giovane, basso senza essere piccolo, maratoneta senza essere magro, vittima senza essere colpevole. Marco Barale in porta era un gatto e, a svariati lustri da allora, miagola ancora un sacco.

Federico Gregoretti

Federico Gregoretti

Federico Gregoretti

Consigliere

Consigliere e, Diomiperdoni, addetto stampa, figura assolutamente superflua nell’ambito di una piccola società di calcio giovanile, per loro bontà gli altri ogni tanto mi danno qualche boiata da scrivere. Lettore, se sei arrivato fin qui pensando che la mia penna sia goffa, è solo perché non hai visto i miei piedi.